La collezione permanente

Le antiche Maioliche di Castelli

La prestigiosa collezione permanente è composta da 151 antiche maioliche di Castelli d’Abruzzo realizzate tra il XVI e il XIX secolo. Sono presenti opere dei grandi Maestri attivi nel luogo: Francesco Grue, Carlo Antonio Grue, Francesco Antonio Saverio Grue, Gesualdo Fuina, Carmine Gentili, Candeloro Cappelletti e Silvio De Martinis. Le opere documentano l’evoluzione dello stile della maiolica castellana, dal genere compendiario, che definisce i cosiddetti “bianchi”, caratterizzato da estrema essenzialità degli elementi (XVI e XVII secolo), a quello istoriato e Barocco, in cui ricorrono scene storiche, religiose e mitologiche (XVII e XVIII secolo), fino al Rococò e al Neoclassico (XVIII e XIX secolo).

Il Museo conserva anche dipinti, tra cui una natività quattrocentesca, un autoritratto del XVIII secolo del toscano Pietro Santi Bambocci e interni di cattedrali del XVII secolo, attribuiti a Monsù Desiderio, nome che definisce una terna di artisti di origini francesi, attivi a Napoli, il più importante dei quali è stato François Didier Nomé. La collezione è stata realizzata a partire dal 1950 ad opera del Professore Raffaele Paparella Treccia, chirurgo ortopedico di fama internazionale, che nel 1997 ha donato la collezione e la villa alla Fondazione intitolata a Lui e a Sua moglie Margherita Devlet.

Castelli, piccolo centro abruzzese in provincia di Teramo, ubicato alle falde del Gran Sasso, è stato nei secoli tra i maggiori centri di produzione di ceramica artistica, unica tra le località del regno di Napoli ad essere altamente specializzata in questa lavorazione. Le maioliche castellane hanno valicato i confini d’Abruzzo e d’Italia per diventare le più apprezzate, richieste e commissionate anche dall’alta nobiltà europea. A partire dal 1560 circa, Castelli diventa il più importante centro di produzione di “bianchi” dell’Italia centro-meridionale, per l’ampiezza del mercato, per la qualità e la varietà delle sue maioliche. La lavorazione dei “bianchi” o del “compendiario” è uno stile pittorico di tipo riassuntivo, eseguito con rapide pennellate e raffigurazioni essenziali stilizzate. Questo periodo è caratterizzato anche dalla creazione di oggetti con forme elaborate, come le cosiddette “crespine”, i piatti “baccellati” o le grandi coppe rinfrescatoi.

Il temine “compendiario” fu coniato nel 1929 da Gaetano Ballardini (1878-1953), storico dell’arte e fondatore del Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza, per definire un tipo di pittura su ceramica, con raffigurazioni leggere e stilizzate, ideata nel Cinquecento a Faenza. Di questo periodo fanno parte anche degli splendidi vasi da farmacia, vere e proprie opere d’arte eseguite da famosi ceramisti, che rappresentano per la storia della farmacia una testimonianza tangibile dell’evoluzione della terapia farmaceutica attraverso i secoli. Questi, ed altri prestigiosi esemplari, fanno parte della collezione permanente del Museo Paparella. 

 

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